Giovanni Boldini (1842-1931)

Amato dalla società mondana per i suoi ritratti, nella pittura di Boldini irrompe la modernità attraverso la rappresentazione di una nuova femminilità fatta di eleganza, mistero, irrequietezza. «Meticoloso e diabolico con le sue “divine”, da lui sadicamente costrette per ore in posture innaturali e precarie; fasciate, strizzate in abiti ferocemente affusolati; sigillate in busti mozzafiato e in scarpini appuntiti all’inverosimile, Boldini crea il “tipo” della femme fatale, palesandone la nevrosi contemporanea». (Masoero 2005)


Madame Charles Max, 1896
olio su tela, 205 x 100 cm
Parigi, Musée d’Orsay.

 


Ritratto di Donna Franca Florio, 1900
Esposto alla Biennale del 1903.

 


Miss Bell, 1903
olio su tela, 205 x 101 cm
Genova, Galleria d’Arte Moderna.


Quei corpi, dalle linee sinuose e sottili che interpretano il nuovo ideale estetico, «si concretizzano grazie a pennellate notevolmente allungate che sdoppiano a volte i movimenti, suggerendo così una specie di persistenza dell’immagine, con la precisa volontà di fare “durare” nel tempo le loro lievi apparizioni». (Borgogelli 1999, p. 44)


Mademoiselle Lanthelme, 1907
olio su tela, 227 x 118 cm
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.


La marchesa Luisa Casati con un levriero, 1908
Collezione privata.


Cléo de Mérode, 1901
olio su tela, 97,8 x 88,9 cm
Collezione privata.


Tra Impressionismo e avanguardia

Anche Boldini, come Degas, rappresenta gli interni con forti tagli in diagonale o a zig zag, con l’intento di ridurre la prospettiva a favore di un andamento più veloce. «Lo spazio, a poco a poco si anima di una multidirezionalità di punti di vista, e di conseguenza è invaso da piani diversi che si collassano gli uni negli altri». (ibidem, p. 39)
Abbandonando ogni rapporto con la realtà fisica, l’immagine si sfalda in un movimento che persiste e, dentro questi spazi deformati, gli oggetti perdono la loro stabilità. Così l’artista interpretava la nevrosi e la crisi dei valori che stavano portando al primo conflitto mondiale.


La cornice dorata, 1889 ca.
olio su tela, 35 x 24 cm
Collezione privata.

           


Il busto del Cardinale del Bernini nello studio del pittore, 1899
olio su tela, 55,5 x 46 cm
Ferrara, Museo Giovanni Boldini.



Emiliana Concha de Ossa, 1888
pastello su tela, 225 x 123 cm
Milano, Pinacoteca di Brera.

                               


Donna in nero che guarda il
"Pastello della signora Emiliana Concha de Ossa"
, 1888
olio su tavola, 80,5 x 64,5 cm
Ferrara, Museo Giovanni Boldini.


«Le piazze di Boldini sono delle “vedute” della vita moderna, dove però – e questa è la differenza dai colleghi francesi – il fattore vitale, più che al brulichio umano, è demandato alla istintualità animale dei cavalli che sbuffano, si sdoppiano e strisciano lungo la superficie della tela invadendola con un brivido freddo. […] Il tema equestre, portatore di dinamismo e di energia, sarà caro, più tardi, anche a Boccioni […]». (Borgogelli 2001, p. 39)


Uscita da un ballo mascherato, 1876
olio su tela, 33 x 46,5 cm
Ferrara, Museo Giovanni Boldini.


Il ritorno dei dragoni, 1898
olio su tela, 75,5 x 57 cm
Collezione privata.