Giovanni Boldini (1842-1931)
Amato dalla società mondana per i suoi ritratti, nella pittura di Boldini irrompe la modernità attraverso la rappresentazione di una nuova femminilità fatta di eleganza, mistero, irrequietezza. «Meticoloso e diabolico con le sue “divine”, da lui sadicamente costrette per ore in posture innaturali e precarie; fasciate, strizzate in abiti ferocemente affusolati; sigillate in busti mozzafiato e in scarpini appuntiti all’inverosimile, Boldini crea il “tipo” della femme fatale, palesandone la nevrosi contemporanea». (Masoero 2005)
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Quei corpi, dalle linee sinuose e sottili che interpretano il nuovo ideale estetico, «si concretizzano grazie a pennellate notevolmente allungate che sdoppiano a volte i movimenti, suggerendo così una specie di persistenza dell’immagine, con la precisa volontà di fare “durare” nel tempo le loro lievi apparizioni». (Borgogelli 1999, p. 44)
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Tra Impressionismo e avanguardia
Anche Boldini, come Degas, rappresenta gli interni con forti tagli in diagonale o a zig zag, con l’intento di ridurre la prospettiva a favore di un andamento più veloce. «Lo spazio, a poco a poco si anima di una multidirezionalità di punti di vista, e di conseguenza è invaso da piani diversi che si collassano gli uni negli altri». (ibidem, p. 39)
Abbandonando ogni rapporto con la realtà fisica, l’immagine si sfalda in un movimento che persiste e, dentro questi spazi deformati, gli oggetti perdono la loro stabilità. Così l’artista interpretava la nevrosi e la crisi dei valori che stavano portando al primo conflitto mondiale.
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«Le piazze di Boldini sono delle “vedute” della vita moderna, dove però – e questa è la differenza dai colleghi francesi – il fattore vitale, più che al brulichio umano, è demandato alla istintualità animale dei cavalli che sbuffano, si sdoppiano e strisciano lungo la superficie della tela invadendola con un brivido freddo. […] Il tema equestre, portatore di dinamismo e di energia, sarà caro, più tardi, anche a Boccioni […]». (Borgogelli 2001, p. 39)
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