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Cima da Conegliano (1459/1460 – 1517/1518)Giovanni Battista Cima - il cui cognome deriva dalla professione del padre, un “cimator” ovvero tessitore di lana, e il soprannome da Conegliano, suo luogo natale - è stato uno dei maggiori pittori della scuola veneta. Non è nota la sua formazione artistica, ma è certo che nel 1486 apre una sua bottega a Venezia. Proprio negli anni Novanta Giovanni Bellini, impegnato in molti incarichi, dovette trascurare le commissioni di pale d’altare, e fu allora che Cima poté affermarsi in questo settore. L’artista, pittoricamente informatissimo, si era già costruito, proprio sui capisaldi di Bellini, una sua maniera pacata e maestosa che si evidenzia chiara nei capolavori di questo decennio - il Battesimo di Cristo e la Madonna dell’arancio – in cui l’innovazione strutturale è costituita dall’ambientazione en plein air. La partitura compositiva della pala, dipinta per il Duomo di Conegliano quando Cima era attivo a Venezia, risente delle influenze belliniane: al centro di una classicheggiante architettura, che si suppone fosse ripresa nella cornice sfortunatamente perduta, sono posti su un alto trono la Madonna con il Bambino, accompagnati da santi, simmetricamente disposti ai lati, e da angeli musicanti. Volumi e spazio appaiono strutturati con rigorosa sensibilità architettonica. |
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Madonna in trono col Bambino tra i santi Giovanni Battista, Nicola, Caterina, Apollonia, Francesco e Pietro, 1492-1493
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In tutte sue opere risuona una dolce melodia, un senso di pace, una diffusa luminosità che inonda le figure e i paesaggi collinari dell’entroterra veneto, saldandoli in un’indissolubile unità.
E sebbene l’ambientazione sia sempre rigorosamente “costruita”, a volte solo evocatrice del vero, la si percepisce come il “ritratto di un luogo” che, «nel ripetersi della cittadella e dei colli attorno a Conegliano, lo fa parere appunto un riemergente e insostituibile luogo dell’anima, venato di acuta nostalgia». (Lucco 2010, p. 66)
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Luce e colore «Cima forma il proprio stile personale optando per una costruzione cromatica che favorisce stesure smaltate e campiture fuse in se stesse, a imitazione del vero, sviluppando un metodo di velature che permette di aver quasi una luminosità interna, vitrea, con colori intensi nelle luci e nelle ombre, queste ultime magistralmente studiate nei loro molteplici effetti sui corpi». (Poldi 2010, p. 79)
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Sant’Elena, 1495 ca.
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