Cinema e arte
La pittura ha nutrito il cinema non solo ai suoi esordi.
Anche il cinema sonoro, fin dagli anni Trenta, farà ricorso all’iconografia grazie alla particolare sensibilità pittorica di alcuni grandi registi e alla persistenza della fortuna del film in costume.
Luchino Visconti
Un esempio tra i più noti, nella filmografia italiana, è la citazione figurativa di Luchino Visconti nel film Senso di ambientazione risorgimentale. «Visconti utilizza le citazioni come strutture preesistenti su cui costruire un nuovo messaggio e un altro tipo di linguaggio. Precisi e previsti elementi figurativi diventano indispensabili non soltanto per la necessità del movimento e dell’azione, ma più ancora per la determinatezza spettacolare, psicologica e drammatica. […] “Il desiderio di Visconti - ha scritto Piero Tosi [costumista] – era uno solo: avere della gente viva, vera, di fronte alla macchina da presa. Il costume non come elemento esteriore, decorativo, ma vita”». (De Santi 1987, p. 45)
Luchino Visconti
|
Francesco Hayez
|
Stanley Kubrick
«Stanley Kubrick è il più “viscontiano” tra i registi anglo-americani, nel senso che ogni sua immagine scaturisce da studi approfonditi, diventando un’esperienza essenzialmente visiva e, quindi, legata alla necessità di un intervento rigoroso e assai meticoloso. È ben noto che Kubrick in Barry Lyndon, ha mirabilmente ricostruito le vicende del protagonista facendo ampio riferimento all’iconografia inglese del Settecento, nella ferma convinzione che solo l’arte sia l’unico repertorio fedele per chi desideri ricreare in immagini vicende proiettate in un passato lontano». (ibidem, p. 58)
Ecco alcuni esempi che hanno il “respiro e il sapore” delle opere citate.
Stanley Kubrick
Thomas Gainsborough
|
|
Stanley Kubrick
|
Johann Heinnrich Füssli
|
Nel film 2001: Odissea nello spazio, sarà la pittura di Mondrian ad ispirare le visioni paesaggistiche di Kubrick.
Stanley Kubrick
Piet Mondrian
|
|
Alfred Hitchcock
«Gli interni di Degas manifestano una tensione verso l’indagine del “non visibile” assolutamente moderna […] hanno il carattere della scena rubata e il suo sguardo è quello di un voyeur che fruga nei segreti delle stanze, come se analizzasse la scena del crimine familiare: preconizza in qualche modo la visione di frodo della Finestra sul cortile di Hitchcock. In un gioco di influenze a catena, va indicato come una delle fonti del regista sia l’opera di Hopper [che, come Degas, indaga la solitudine, il silenzio della coppia usando gli stessi suoi espedienti …] gli spazi multipli che creano riflessi e vie di fuga: agli specchi, alle porte, ai “quadri nel quadro”, aggiunge la finestra, elemento tipico delle città americane. […] Hopper dunque osserva questi appartamenti con lo stesso sguardo distaccato con cui Degas aveva frugato negli interni di Parigi. E coglie lo stesso infinito silenzio». (Mori 2004, pp. 34, 35)
Edgar Degas
|
Edward Hopper
|
Edgar Degas
|
Edward Hopper
|
Edgar Degas
|
Edward Hopper
|
Alfred Hitchcock
Edward Hopper
|
|
Alfred Hitchcock
Edward Hopper
|
|
«Prima ancora che un pittore, Hopper è infatti uno straordinario regista, sedotto com'è dal cinema, specie dal noir, da cui […] mutua il gusto per le immagini fredde, razionali; ma è anche un inimitabile direttore della fotografia, e un sapiente scenografo […]: la sua famosissima Casa vicino alla ferrovia sarà la casa di Norman Bates in Psycho di Hitchkcock». (Masoero 2009)
«D’altra parte nessuno più del pittore americano poteva essere scelto per raccontare la solitudine, la sospensione, l’attesa, la rimozione psicologica e anche la desolazione di certi luoghi e situazioni che conducono quasi inevitabilmente dalla malinconia al dramma». (Mattarella 2010, p. 66)
Il quadro, tra i più famosi dell’artista, presenta una casa isolata, forse abbandonata: «si erge nel sole ma è inaccessibile. Il suo segreto è illuminato ma non svelato». (Strand 2003, p. 21)
Edward Hopper
|
Alfred Hitchcock
|
Hopper afferma: «Nottambuli rispecchia la mia immagine di una strada nella notte; non necessariamente legata ad una forte idea di solitudine. Ho semplificato molto la scena ed ho ingrandito il ristorante. Probabilmente ho inconsciamente dipinto la solitudine in una grande città». (Renner 2001, p. 80)
|
«Per un istante, ciascuno è assolutamente lontano dagli altri. Come se quella distanza fosse la misura dello stare insieme. Contenuti nello stesso posto. Oggetti tra oggetti». (Nove 2009, p. 26) |
|
Edward Hopper
|