Impressionismo

«Il gruppo impressionista si formò in Francia, negli anni Sessanta dell’Ottocento, con l’incontro di alcuni giovani artisti come Monet, Renoir, che giudicavano superate le convenzioni accademiche e rifiutavano sia i luoghi tradizionali della pittura (le scuole, gli ateliers, le botteghe), sia la tecnica scolastica (il chiaroscuro, i semitoni, le consuetudini prospettiche, il compimento dei bozzetti)». (Bertelli, Briganti, Giuliano 1988, p.192)

  • Pittura en plein air per catturare gli effetti della luce.
  • Uso di colori puri stesi con tocchi veloci.
  • Spazio unificato dalla luce.
  • Visione soggettiva della realtà in continuo divenire: un’impressione appunto.

Questo processo fu parallelo al diffondersi della fotografia e ciò non era casuale in quanto questa nuova tecnica si assunse progressivamente il compito di una “riproduzione oggettiva” delle immagini, liberando la pittura da numerosi incarichi sociali, come il ritratto, la veduta, l’illustrazione documentativa.

Claude Monet
I papaveri, 1873
olio su tela, 50 x 65 cm
Parigi, Musée d’Orsay.


Claude Monet
Donna con parasole, 1886
olio su tela, 131 x 88 cm
Parigi, Musée d'Orsay.

                                  

Claude Monet
Rue Montorgueil, festa del 30 giugno 1878, 1878
olio su tela, 81 x 50 cm
Parigi, Musée d’Orsay.


«L’impressionismo è l’arte urbana per eccellenza […] perché ritrae la mutevolezza, il ritmo nervoso, le impressioni subitanee […] Ogni quadro impressionistico è il sedimento di un istante. […] Ma il pubblico sentì la perdita più dell’acquisto, ed è impossibile per noi moderni, per i quali la visione impressionistica è ormai uno dei fattori più importanti della nostra esperienza visiva, immaginare la perplessità suscitata da quell’intrico di macchie, tocchi e sgorbi». (Hauser 1997, pp. 902, 906)

Pierre August Renoir
Moulin de la Gallette, 1876
olio su tela, 131 x 175 cm
Parigi, Musée d'Orsay.

Pierre August Renoir
La Grenouillère, 1869
olio su tela, 66 x 81 cm
Stoccolma, Nationalmuseum.


Nel 1910 la IX Biennale di Venezia dedicò una personale a Renoir e per molti fu uno choc.
«Lo ricordò più tardi Roberto Longhi: “Per tutti noi, giovani sui vent’anni, sia pittori che critici, fu la prima rivelazione diretta della pittura moderna”». (Rizzi, Di Martino 1982, p. 25)
Qui a sinistra una delle opere esposte: La locanda di “mére” Anthony, dipinto del 1866 oggi conservato al Natinalmuseum di Stoccolma.




Arte e Letteratura: Cézanne e Flaubert

«Definito da Monet “il Flaubert della pittura”, Cézanne era simile allo scrittore per carattere – schivo e solitario – ma i due artisti erano accomunati anche da un analogo, faticoso processo creativo. Da Salammbô, dalla Tentazione di Sant’Antonio e da Madame Bovary nascono alcuni dipinti di Cézanne: banchetti orgiastici in un Oriente decadente, santi sottoposti a tentazioni, una vecchia monaca che veste i panni di una popolana. […]
La vecchia ritratta era un’ex suora, che a settant’anni aveva scavalcato con una scala il muro del convento e aveva gettato l’abito; Cézanne l’aveva accolta ed era divenuta la sua domestica.
Ancora una volta una descrizione di Flaubert si è insinuata in una tela di Cézanne: il sottile legame era forse stato stabilito dalla storia dell’ex suora modella del pittore e un aggettivo, “monacale”, che Flaubert usa nella sua descrizione della “benemerita Catherine-Nicaise-Elisabeth Leroux” [da Madame Bovary, in Opere, I, Milano 1997, p. 671]:

“Una vecchietta dall’aria impaurita, che pareva rattrappirsi nei suoi miseri panni. Aveva ai piedi grossi zoccoli di legno e sui fianchi un grembiulone blu. Il volto magro, incorniciato da una cuffia sfrangiata, era solcato di rughe più di una mela renetta vizza, e dalle maniche della rossa casacca di cotone spuntavano due lunghe mani nodose alle articolazioni. La polvere dei granai, la potassa dei bucati e il grasso delle lane le avevano talmente incrostate, screpolate e indurite da farle apparire sporche benché fossero lavate e risciacquate nell’acqua corrente; e per il lungo servire restavano dischiuse quasi a testimoniare con la stessa umiltà della loro presenza tutti i patimenti subiti. Un’ombra di rigidezza monacale sottolineava l’espressione di quel viso. Nulla di triste né di tenero raddolciva quel pallido sguardo”». (Mori 1998, p. 22)

Fu solo dopo avere completato il quadro che il pittore si ricordò della descrizione succitata.

Paul Cézanne
Vecchia con rosario, 1895-96
olio su tela, 81 x 65 cm
Londra, National Gallery.


Arte e cinema

«Spesso accostato ai maestri della fotografia di movimento per i suoi studi sulle ballerine e sui cavalli, Edgar Degas si dimostra piuttosto un precursore del cinema moderno per la ricerca di inquadrature angolate, con luce artificiale obliqua, lontane dalla prospettiva classica e dalla visione naturale. […]
Una delle più belle immagini che ci ha regalato il cinema muto è quella di una ballerina che danza su un piano di cristallo, ripresa da sotto. Ebbene la ballerina, per effetto di questa angolazione inusuale, col suo tutù che si apre ritmicamente, sembra un fiore (René Clair, Entr’acte, 1924). È questa un’immagine che sembra discendere, oltre che per la tematica, dall’ardito gioco prospettico di Degas, dalle sue inquadrature oblique. Si veda per esempio Ballerina con mazzo di fiori, dove il fiore costituito dalla ballerina, è replicato nel mazzo di fiori che tiene in mano». (Antoccia 2004, pp. 12, 15)

Edgar Degas
Ballerina con mazzo di fiori, 1876-77
Parigi, Louvre.

             

René Clair
Inquadratura di Entr’acte, 1924.


Anche Luchino Visconti sarà spesso influenzato dalla maniera degasiana di rappresentare gli interni, come in una scena del film Bellissima.

Edgar Degas
Prova di balletto sul palcoscenico, 1874
olio su tela, 65 x 81 cm
Parigi, Musée d’Orsay.

Luchino Visconti
Una scena del film Bellissima, 1951.


A proposito di danza…

Renoir, a partire dalle fine degli anni Ottanta, riuscirà a combinare l’immediatezza dell’Impressionismo con l’imponenza dell’arte classica riservando una nuova attenzione al disegno, alla linea.

Pierre August Renoir
Ballo in città, 1883
olio su tela,
180 x 90 cm
Parigi, Musée d’Orsay.

                  

Pierre August Renoir
Ballo in campagna, 1882-83
olio su tela,
180 x 90 cm
Parigi, Musée d’Orsay.