Movimento Moderno

Durante il secondo decennio del XX secolo, nell’immediato primo dopoguerra, in architettura si delineano alcuni principi che costituiscono il patrimonio comune di un movimento innovatore chiamato, a seconda dei paesi, Funzionalismo, Razionalismo, Movimento moderno.

  • Corrispondenza tra forma e funzione;
  • forme geometriche pure, la cui natura astratta è amplificata dall’intonaco bianco;
  • ampie finestre, inquadrate da telai in ferro, a sottolineare le assialità orizzontali e verticali dell’edificio;
  • assoluta assenza di ornamento;
  • impiego di elementi prefabbricati e quindi standardizzazione.


Casa Gropius a Dessau, 1925-26


Il luogo in cui vengono elaborate le nuove idee è il Bauhaus, la scuola fondata dall’architetto Walter Gropius che già nel 1911 ne aveva sperimentato le soluzioni in un edificio industriale: le officine Fagus. Confrontate con la fabbrica di turbine AEG di Behrens, queste evidenziano la riduzione della parte in muratura a favore delle parti vetrate.

«Se le nostre case saranno tutte di cristallo, teorizzavano utopisticamente i Razionalisti tedeschi, anche i nostri comportamenti al loro interno dovranno essere perfettamente giusti e trasparenti. E in fabbriche di cristallo non potrà essere possibile lo sfruttamento dei lavoratori, così come nelle scuole di cristallo il sapere sarà impartito in modo leale e democratico, senza prevaricazioni né preconcetti». (Cricco, Di Teodoro 2000, pp. 761, 762)

Walter Gropius
Officine Fagus, 1911-14
Alfed-an-der-Leine.


L’architettura della “riduzione“

Ludwig Mies van der Rohe, direttore del Bauhaus dal 1930, progettò il Padiglione tedesco per L’Esposizione universale di Barcellona del 1929.
Pur essendo costruito con materiali durevoli – pietra, acciaio, cemento armato, vetro – fu demolito dopo un anno come tutti gli altri padiglioni effimeri.


Pianta del Padiglione


La ricostruzione, avvenuta nel 1986 in occasione del centenario della nascita dell’architetto, ci ha restituito uno degli esempi più significativi dell’architettura razionalista.
«L’edificio è una sublimazione della luce, con grandi vetrate, spazi aperti e teatrali, colonne sottili e tecniche, nonché un’attenzione particolare agli esterni che erano una curiosa e anticipatrice visione del rapporto fra aria, luce, acqua e terra che sarà cifra dell’architettura moderna. I pochi mobili previsti all’interno erano la conseguenza naturale dell’impostazione ideologica dell’intero progetto». (Daverio 2009, pp. 61, 62)



L’architetto abbandonò la Germania nel 1937, l’anno in cui il Reich hitleriano organizzò la mostra dedicata all’arte “degenerata”, alla quale di certo egli apparteneva.

Osserva

Il padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale è opera dell’architetto Sverre Fehn - uno dei padri del Movimento moderno in Norvegia – che molto ha imparato da Mies van der Rohe.
«Molto apprezzata, nel progetto di Fehn, la compenetrazione tra spazi interni ed esterni, unita alla possibilità quasi illimitata di suddivisione degli spazi ”entro una forma saldamente costruita e compatta”». (Mulazzani 2009, p.113)

Sverre Fehn
Padiglione Paesi Nordici, 1962
Venezia, Giardini della Biennale.


     


Foto interni
53. Biennale Arte, 2009.