Carlo Scarpa (1906-1978)
Una nuova concezione musoegrafica

Il veneziano Scarpa, uno dei grandi maestri del Novecento, si dedicò con sensibilità ed empatia all’allestimento di mostre e musei, rivoluzionando il concetto di esposizione museale. Attento ai dettagli, all’uso dei materiali e della luce «il progetto di Scarpa non separa il mostrare le opere entro gli edifici dal mostrare gli edifici stessi. I suoi progetti rendono eloquenti i monumenti come gli allestimenti rendono eloquenti le opere esposte. […] Egli rovescia la museografia tradizionale e propone degli allestimenti che diventano una specie di opera d’arte totale». (Los 1995, p. 11)

Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, tra i vari interventi realizzati (1945-59), prevede un nuovo criterio espositivo che presenti le opere riunite per stile, epoca e tema, suggerendo inoltre di porre i termosifoni al centro delle sale per non interferire con la visione dei quadri.

Sistemazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.


«A guardarle oggi, queste straordinarie realizzazioni sembrano normali, ma ciò è semplicemente la misura del loro successo, […] Scarpa immerge le opere in un non-tempo e in un luogo diverso, isolandole e al tempo stesso offrendole alla visione secondo traiettorie, fisiche e mentali, inedite. Pensate solamente alla collocazione cinematografica della statua di Cangrande a Castelvecchio (1958-64), o a quanto Scarpa realizza a Possagno (1955-57).
[…] Qui al bianco opaco e assorbente del gesso Scarpa oppone un altro bianco, quello lucido e specchiante delle pareti a marmorino, e l’effetto è amplificato da una luce che penetra dall’alto attraverso finestre tagliate come pozzi di luce, o come gli oculi nelle cupole dei templi antichi». (Beltramini 2006, p. 9)

 

Verona, Museo di Castelvecchio.

 

Possagno, Gipsoteca canoviana.


Possagno, Gipsoteca canoviana.

           

Duraturo e prolifico fu il rapporto con la Biennale di Venezia, dove curò allestimenti e realizzò:

  • 1952 - Ingresso alla sede espositiva;
  • 1952 - Giardino delle Sculture, spazio espositivo ricavato nel Padiglione Italia, dove vasche d’acqua, fioriere e piedistalli in mattoni costituiscono un paesaggio interno poetico e raccolto;
  • 1954/56 - Padiglione Venezuela contraddistinto dalle lunghe finestre angolari che «ritagliano l’azzurro del cielo»;
  • 1962 - Intervento temporaneo, atto a svecchiare la facciata del Padiglione Italia mediante una serie di muretti di mattoni a vista;
  • 1968 – Consolidamento dell’installazione provvisoria sulla facciata del Padiglione Italia costituita da setti murari scanalati che celano le colonne.

Ingresso ai Giardini della Biennale.


Carlo Scarpa
Giardino delle Sculture, 1952.

Giardino delle Sculture, Biennale 2009.


      

Padiglione Venezuela.


Facciata del Padiglione Italia, 1962.

   

Facciata del Padiglione Italia, 1968.


Alla Fondazione Querini Stampalia (1961-63) l’intervento scarpiano si dimostra sensibile al contesto veneziano e l’acqua da problema si trasforma in fonte di ispirazione: sopraelevando opportunamente i pavimenti questa può penetrare in aree ben definite, riducendo al minimo gli inconvenienti provocati dall’eterno ritmo delle maree.
Nel giardino l’acqua torna protagonista in un gioco di percorsi.

Venezia, Fondazione Querini Stampalia.