Bestiari

«Raccolte in primo luogo di exempla da richiamare durante le prediche, i bestiari presentano al tempo stesso elementi del Fantastico e del Meraviglioso propri dell’immaginario medievale. […] Di ciascun animale erano proposte interpretazioni reali assieme ad altre, allegoriche e moraleggianti, secondo la tradizione cristiana. Alle descrizioni dell’autore del Fisiologo si aggiunse una progenie di creature al fiorire della quale non sarà stato estraneo l’interesse sorto in seguito alla conoscenza di animali esotici, intensificatosi all’epoca delle Crociate. Se comparivano animali mai visti primi, quali la giraffa o il rinoceronte, chi poteva negare l’esistenza di altri esseri composti, come gli alti grifoni dal corpo di leone e dalla testa di aquila? Alla mentalità medievale, aperta ad altri piani di lettura, non interessa appurare la veridicità di ciò che è descritto in queste compilazioni o in esse raffigurato, in quanto a essere privilegiato è l’aspetto simbolico» (Marrucchi, Belcari 2005).

Scuola francese
Bestiario di Saltykowchsh Edring
Grifone, XIII secolo
Leningrado, Biblioteca Statale Pubblica.


Il grifone simboleggia la doppia natura di Cristo: l’aquila, regina del cielo, è associata alla sua natura divina, mentre il leone, re degli animali, rinvia all’immagine della terra e allude alla sua natura umana. Il pavone simboleggia la superbia e l’arroganza.




Il drago è sinonimo di peccato e simbolo di Satana, mentre il maiale è di solito considerato, nella cultura cristiana, simbolo del vizio.

Maestro Ermengaut
Novembre, Raccolta delle ghiande
Escorial, Monastero di San Lorenzo, Biblioteca.

«A seconda della loro forma, della loro domesticità o “selvaggeria”, gli animali hanno sempre affascinato l’uomo, sia l’uomo cacciatore, che l’uomo pensatore, che l’uomo artista. Forse perché l’essere umano ha cercato e spesso intravisto negli animali i suoi stessi difetti e virtù, i suoi istinti più elementari e quelli più perversi. Per questa ragione, continuando a rappresentare queste bestie è come se avesse voluto dominare l’inconoscibile del mondo animale. E in quel mondo, tutto ciò che non poteva accettare di sé, lo ha imprigionato nella pietra, nel bronzo, nel legno o nei colori di un quadro» (Barbagallo 2005).

Interpretazioni espressioniste

Oskar Kokoschka fu uno dei maestri dell'espressionismo che lui stesso così definisce: «Espressionismo significa dare forma al vissuto, in modo che sia comunicazione e messaggio da un Io a un Tu. Come per l’amore, bisogna essere in due. L’Espressionismo non vive in una torre d’avorio, ma si rivolge all’Altro che intende risvegliare» (di Stefano 1997).

Frequente, nella sua produzione, è la rappresentazione di animali che il pittore vede come specchio dell’uomo, allegoria della condizione esistenziale; nel celebre Mandrillo, visto in uno zoo, riconosce il proprio doppio: «un’immagine allo specchio di me stesso. Qualcuno che vuole stare solo» (Pescio 2013).


Tigone, 1926
Vienna, Österreichische Galerie.


Mandrillo, 1926
Rotterdam, Museum Boijmans van Beuningen.

«Racconta Kokoschka: "Il cadavere giaceva sul tavolo. Era venerdì santo e pensai al Figlio di Dio il cui destino non era stato diverso […] Gli occhi dell’agnello sembrarono offuscarsi e spegnersi mentre lo guardavo". […] Come un corredo funebre, tutti gli elementi della composizione evocano il trapassare e il corrompersi della vita […] e se la longeva tartaruga simboleggia il ristagno della fisicità, lo svelto topolino è creatura della notte come l’anfibio che annaspa nell’acquario, gabbia trasparente di una vita in bilico. Come un sistema circolatorio avvelenato e giunto alla sua fine, le figure formano un anello e, affogate nel colore labile e iridescente e nella penombra, si lasciano attraversare reciprocamente dai loro umori» (di Stefano 1997).

Nel 1948, la prima Biennale di Venezia del dopoguerra dedicò una sala alle sue opere.



Natura morta con castrato e giacinto, 1910
Vienna, Österreichische Galerie.

Poetica evocazione

Francisco de Zurbarán, grande mistico della pittura spagnola, fu uno dei massimi interpreti degli ideali religiosi dell'età barocca.
L'Agnus Dei è una rappresentazione allegorica del Cristo come supremo innocente.

Francisco de Zurbarán
Agnus Dei, 1630-1635 ca.
San Diego, Museum of Art.