55. Esposizione Internazionale d’Arte

La Mostra è ispirata all’utopistica idea creativa di Marino Auriti che nel 1955 depositò all’ufficio brevetti statunitense il progetto di un Palazzo Enciclopedico, un museo immaginario che avrebbe dovuto ospitare tutto il sapere dell’umanità. Auriti progettò un edificio di 136 piani che avrebbe dovuto raggiungere i 700 metri di altezza e occupare più di 16 isolati della città di Washington. «L’impresa rimase incompiuta – racconta Massimiliano Gioni [curatore della Biennale d’Arte 2013] – ma il sogno di una conoscenza universale e totalizzante attraversa la storia dell’arte e dell’umanità e accomuna personaggi eccentrici come Auriti a molti artisti, scrittori, scienziati e profeti che hanno cercato – spesso invano – di costruire un’immagine del mondo capace di sintetizzarne l’infinita varietà e ricchezza. Oggi, alle prese con il diluvio dell’informazione, questi tentativi di strutturare la conoscenza in sistemi omnicomprensivi ci appaiono ancora più necessari e ancor più disperati. […] 
Il Palazzo Enciclopedico indaga il desiderio di sapere e vedere tutto: è una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dell’immaginazione. […] Una mostra – conclude Gioni – in cui si rende manifesta una condizione che condividiamo tutti, e cioè quella di essere noi stessi media, di essere conduttori di immagini, di essere persino posseduti dalle immagini».

Marino Auriti.

 

Biennale 2013.

La voce dei ragazzi

«La bellezza dell’arte contemporanea non sta nella perfezione, nella riproduzione di persone od oggetti reali, ma nel messaggio che vuole trasmettere per “aprire gli occhi” alle persone. Spesso ciò non è immediato, ma la bellezza sta anche nello stupore e nella meraviglia creato dall’opera d’arte. L’artista contemporaneo è molto simile ad un pubblicitario perché entrambi devono esprimere al meglio un’idea, studiando le “esigenze di mercato”». (classe 2C)

«Belinda risulta dalla disposizione in senso orario del DNA messo al contrario, ciò richiama il principio combinatorio delle catene proteiche e al contempo lo stravolge. La struttura, sostenuta internamente da una barra di ferro, è di polistirolo ricoperto con polvere di pietra». Griffoni, Petani, Righetto, Zanette (classe 2C)


Roberto Cuoghi
Belinda.

«I disegni, realizzati su carta di riso utilizzando bastoncini di bambù intinti nell’inchiostro, sono ispirati alle montagne cinesi rappresentate come isole sospese nel cielo». Griffoni, Petani, Righetto, Zanette (classe 2C)

«I disegni dell’artista cinese mostrano paesaggi fantasmagorici e intrecci di forme vegetali. Le gocce d’inchiostro sembrano cadere da una nuvola per creare tutte le forme che la natura può inventare. In una serie di linee fitte ed intricate s’intravedono alberi, libellule, grotte. Occorre osservare con attenzione per cogliere queste accurate miniature». Chirumbolo, De Pieri, Mozzato, Nisato, Segalina, Stevanato (classe 3ABA/ABS)

Lin Xue
Fatrasies.

«Danh Vo, nel 1979, fuggì dal Vietnam con la famiglia; durante la fuga l’umile imbarcazione, costruita dal padre, naufragò e fortunatamente una nave danese li salvò portandoli in Danimarca dove iniziarono una nuova vita. Le opere di questo artista hanno una forte carica poetica ed esplorano ramificazioni sociali e culturali del colonialismo. L’opera esposta consiste nella ricostruzione di una chiesa cattolica dell’epoca coloniale. Fregi e parti della chiesa originale contornano la struttura, e alle pareti sono appesi tappeti sui quali si possono scorgere ancora le sagome degli oggetti che un tempo vi erano poggiati, grazie ai residui di polvere impregnati nel tessuto. A sottolineare il concetto di memoria, Danh Vo ha inoltre esposto la cornice di una tela di Caravaggio, rubata e mai ritrovata». Cecchini, Dal Corso, Mestriner, Rocco, Stangherlin, Vivian, Zuin (classe 3ABA/ABS)

Danh Vo.

 

Kan Xuan.

«Kan Xuan nasce a Xuancheng, An'hui, in Cina nel 1972. L’opera esposta si presenta come un collage di schermi in cui si succedono a ritmo accelerato una serie di foto che riprendono strade, discariche, ma anche la natura e, in esse, immerse e dimenticate le tombe di vari imperatori cinesi. L’opera comunica lo stesso concetto di spiritualità che si coglie nell’installazione di Danh Vo». Chirumbolo, De Pieri, Mozzato, Nisato, Segalina, Stevanato (classe 3ABA/ABS)

«Disposti lungo una struttura che ricorda la muraglia cinese, gli schermi rimandano immagini che invitano a riflettere sul concetto di memoria. La ricerca dell’artista è volta al recupero delle radici culturali del propria civiltà». Coletta, Dalla Villa, Es Sahel, Kazi (classe 2C)

«Eliot Porter ed Eduard Spelterini hanno rivoluzionato il modo di fotografare e di vedere la fotografia. Il primo riuscì a cogliere gli uccelli in volo, fornendo così una documentazione del mondo naturale con immagini mai viste prima. Il secondo ritrasse il mondo dall’alto offrendo una visione diversa della realtà: ciò che all’occhio appariva immenso diventava minuscolo, quanto l’uomo rispetto all’universo». Cagnin, Kubelsbeck, Rebeschini, Squizzato, Valentini (classe 2C)

 

Eduard Spelterini
Pyramids.

Eliot Porter
Chipping Sparrow.

«Phyllida Barlow ha realizzato i tre asteroidi, che sorprendono per la loro inattesa leggerezza, riciclando polistirolo, stoffe, spugne richiuse poi in una griglia metallica». Griffoni, Petani, Righetto, Zanette (classe 2C)


Phyllida Barlow
Untitled.

Robert Crumb
The Book Of Genesis.

«L’artista americano Robert Crumb ha rappresentato il libro della Genesi in 50 capitoli e ha impiegato 8 anni per creare la sua opera, scritta e disegnata interamente a mano. Il libro si svolge come un fumetto in bianco e nero e questo perché, secondo l’autore, le persone possono così capire meglio la storia religiosa». Neagu, Rossi, Saccon, Toniolo, Zorzi (classe 1E)

«L’installazione scultorea di Pawel Althamer racconta la vita quotidiana dei veneziani colti in diverse azioni e posizioni. I manichini, plasmati con materiali industriali, hanno corpi essenziali delineati dalle sole articolazioni. Solamente i volti, ricavati da un calco, sono reali e rendono distinguibili le diverse età e nazionalità. Tutti sono rappresentati con gli occhi chiusi, immersi nel proprio mondo interiore». Criconia, Dumitrasc, Islam, Pesce (classe 2C)

«Varcata la soglia della sala si ha la sensazione di entrare in una dimensione inquietante, ci si sente circondati da personaggi spettrali: una folla di anime. Queste statue sembrano ritrarre dei sopravvissuti ad una catastrofe naturale che ha incatenato la loro anima all’interno del corpo ridotto a brandelli e il fatto che l’unica parte integra sia la faccia sembra dire che in una persona la cosa essenziale non è il corpo bensì il volto, il solo capace di trasmettere ed esprimere le emozioni più profonde». Bozzi, Carnio, Casarin, Codato, Scanferlato (classe 1E)

Pawel Althamer
Venetians.

 

«Lo scultore svizzero Hans Josephshon, nato nel 1920 a Zurigo, si trasferì a Firenze nel 1938 per studiare arte, ma nello stesso anno, a causa della sua discendenza ebraica, dovette lasciare l’Italia e tornare a Zurigo dove studiò con il famoso scultore Otto Müller. Nelle sculture di Josephshon, realizzate con la creta, sebbene non ben definiti si percepiscono i tratti somatici e le caratteristiche fisiche delle persone ritratte. In alcune si intravede un volto, o meglio la ricostruzione immaginaria di un volto, altre ricordano una colonna per la loro forma allungata e stretta». Borghetto, Casarin, Grandesso, Pastrello, Rossi, Tessari, Viale, Zacchello (classe 3ABA/ABS)

L’artista Aurélien Froment, nel video realizzato al Teatro Olimpico di Vicenza, recita la storia della mnemotecnica che ruota intorno al Teatro della memoria di Giulio Camillo.

Hans Josephshon.

Aurélien Froment
Camillo’ s Idea.

 

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