Uomo ermetico

«[…] Nel 400 la nuova immagine dell’uomo acquista consapevolezza […]» e nella concezione magica rinascimentale l’universo appare come un’unità viva e pulsante con infinite, continue corrispondenze: «Ogni cosa, ogni ente, ogni forza è quasi una voce non ancora intesa, una parola sospesa nell’aria; ove ogni parola ha echi e risonanze innumerevoli; dove gli astri accennano a noi e si accennano fra loro, e si guardano e ci guardano, e si ascoltano e ci ascoltano; dove tutto l’universo è un immenso, molteplice, vario colloquio, ora sommesso, ora alto, ora in toni segreti, ora in linguaggio scoperto e in mezzo vi è l’uomo, mirabile essere cangiante, che può dire ogni parola, riplasmare ogni cosa, disegnare ogni carattere, rispondere ad ogni invocazione, invocare ogni dio.

[…L’uomo è dunque artefice e le sue conoscenze gli permettono di agire sulle forze occulte e di modificare quel sistema di echi e di risonanze che è il creato.].

La distanza fra medioevo ed età nuova è la distanza medesima che corre fra un universo conchiuso […] ed un universo infinito, aperto, tutto possibilità. Nell’ordine del primo il mago è solamente la tentazione demoniaca, che vuole incrinare un mondo pacificato e perfetto. Per questo è combattuto, perseguitato, bruciato; e la magia è relegata fuori delle scienze degne dell’uomo […].

La teologia preferirà la razionalità composta e sicura che annulla storia e libertà, alla libertà che rimette di continuo in giuoco le strutture dell’universo» (Garin 1979).

Jacobello del Fiore
La caduta di Simon Mago, inizio del XV secolo
Denver, Art Museum.

Nel Rinascimento molti filosofi naturali utilizzarono la magia come forma di conoscenza superiore capace di comprendere la struttura dell’universo. «L’uomo ermetico è l’iniziato per eccellenza alle dottrine esoteriche, colui che è stato capace di liberarsi dal dominio dei sensi per partecipare, grazie agli occhi della mente, alla vita intellegibile che anima l’universo. […] Il motivo dell’uomo universale, il cui ingegno si identifica con il pensiero dell’artefice divino, è stato incarnato alla perfezione da Michelangelo, Raffaello e Leonardo» (Battistini 2004).

Raffaello Sanzio
Scuola di Atene, 1510
Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Stanza della Segnatura.

Ed ecco i tre artisti riuniti nella Scuola di Atene, tempio della saggezza e sintesi delle diverse componenti del sapere: metafisica, filosofia della natura, teologia e magia. Raffaello ha ritratto se stesso nel giovane che guarda all’esterno della composizione, a simboleggiare la continuità di pensiero tra gli uomini del passato e gli intellettuali del suo tempo; Michelangelo, seduto in primo piano pensoso e malinconico, è ritratto nelle vesti di Eraclito e il volto di Leonardo si riconosce in Platone, posto al centro della scena accanto ad Aristotele. I due filosofi, riscoperti dagli umanisti, rappresentano i due principali sistemi di pensiero che conducono alla Verità: l’idealismo e il realismo. Platone con in mano il Timeo ha l’indice levato verso il cielo - il mondo delle idee, Aristotele con l’Etica indica la terra - il mondo dell’esperienza, e sulla sua mano coincide il punto di fuga dell’impianto prospettico. È proprio la conoscenza delle leggi prospettiche e della matematica ad avvicinare l’azione dell’artista e del mago a quella di Dio. Ed è Zoroastro, il leggendario autore degli Oracoli caldaici (oracoli sapienziali), a reggere il globo celeste.

Raffaello

Zoroastro