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La memoria medievale e la formazione di un sistema di immaginiFrances A. Yates - storica delle idee e autrice del libro L’arte della memoria afferma: «La didattica cristiana, che ha bisogno di esporre i suoi insegnamenti in modo che restino nella memoria, che deve mostrare con molta evidenza le “cose” che contano per una condotta virtuosa o non virtuosa, deve essere debitrice […] a quelle suggestive imagines agentes» (Yates 1972, p. 73). A tal proposito, invita a guardare alcune opere d’arte figurativa del primo Trecento dal punto di vista della memoria e propone, tra gli esempi, le figure dei Vizi e delle Virtù che occupano il registro più basso del ciclo di affreschi realizzato da Giotto, tra il 1303 ed il 1305, nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Si possono ritrovare i suggerimenti proposti dall’Ad Herennium nella «Carità, con la sua attraente bellezza, o nel frenetico gestire dell’Incostanza. E neppure il grottesco e l’assurdo, così utili per le immagini di memoria, sono stati trascurati nell’Invidia e nella Follia. L’illusione di profondità dipende dalla cura intensa con cui le immagini sono state campate nei loro sfondi, o, per parlare secondo la mnemotecnica, nei loro loci. […Le pareti su cui sono dipinte, in sequenza l’una di fronte all’altra, inquadrano il Giudizio Universale dove appare evidentissima la partizione tra i “dannati “e i “beati”] di qui la necessità di dare di esse “similitudini” corporee veramente memorabili, infuse di “intenzioni” spirituali» (ibidem, pp. 85-86). Le sette Virtù, ultima la Speranza, conducono al Paradiso, ubicato alla destra di Cristo Giudice; i sette Vizi, alla perdizione eterna. |
Parete nord. |
Parete sud. |
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Prudenza. |
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Stoltezza. |
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Fortezza. |
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Incostanza. |
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Temperanza. |
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Ira. |
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Giustizia. |
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Ingiustizia. |
La Giustizia, rappresentata come una regina, è l' unica virtù a indossare gioielli, un cappuccio ornato di perle, una spilla per chiudere il mantello e una cintura di metalli preziosi.
Per approfondire l'argomento relativo alle Allegorie consulta Venere e Vanità scegliendo il percorso artistico.
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Fede. |
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Infedeltà. |
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Carità. |
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Invidia. |
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Speranza. |
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Disperazione. |
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«Se pensiamo al poema [la Divina Commedia di Dante] come basato su ordini di luoghi distribuiti in Inferno, Purgatorio e Paradiso […] esso comincia ad apparirci come una summa di similitudini ed esempi, disposti in ordine e distribuiti su uno sfondo universale. […] le tre cantiche potranno essere viste come memoria, che ricorda i vizi e le loro punizioni nell’Inferno, intelligentia, l’uso del presente per far penitenza e acquistare virtù, e providentia, il guardare innanzi, verso il Paradiso. Secondo questa interpretazione i principi della memoria artificiale, quali erano intesi nel Medioevo, dovevano stimolare l’intensa visualizzazione di molte similitudini, nello sforzo teso a fissare nella memoria lo schema della salvazione e la complessa trama delle virtù e dei vizi con il loro premi e le loro pene: obiettivo di un uomo “prudente”, che usa la memoria come una parte di prudenza. La Divina Commedia diventerebbe così l’esempio supremo della conversione di una summa astratta in una summa di simboli ed esempi, dove la memoria è la facoltà che opera questa conversione, formando un ponte fra l’astrazione e l’immagine» (ibidem). Nei sette riquadri sono rappresentate le pene corrispondenti ai vizi capitali: i superbi, tormentati da demoni; i lussuriosi, vedono il ricco Epulone assetato; i golosi si mordono le mani; gli irosi sono immersi nell'acqua per placare la rabbia; gli invidiosi hanno teschi rosi da vermi; gli avari hanno il capo ingioiellato; gli accidiosi, infine, sono rappresentati da teschi e ossa sparse. |
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Particolare del Giudizio Universale, XII-XIII secolo
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Fratelli Limbourg
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Il libro d'óre, destinato a committenti laici di alto rango, era un manuale di devozione composto di testi liturgici, brani evangelici, orazioni. In questa illustrazione, i peccatori, immersi in acque gelide o in torrenti infuocati, sono trasportati da angeli verso il Paradiso; gli animali simboleggiano le tentazioni terrene.
Maestro dell’Alto Reno
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In Paradiso le occupazioni terrene, come la lettura e la conversazione, si svolgono nella più profonda serenità. L’albero della conoscenza dispensa i frutti dell’immortalità.
Le sfere dell’universo come sistema di memoria
Le sfere dell’universo come sistema di memoria.
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«Vi scorgiamo le sfere degli elementi, dei pianeti, delle stelle fisse e sopra queste le sfere celesti e quella dei nove ordini angelici. […] Nella parte inferiore del diagramma vediamo segnate le lettere «L. PA; L. P; PUR; IN», che servono per indicare i luoghi del Paradiso, del Paradiso terrestre; del Purgatorio e dell’Inferno. Secondo Romberch, è proprio della memoria artificiale ricordare simili luoghi. Egli chiama tali regni “ficta loca”, luoghi immaginari. Per le cose invisibili del Paradiso dobbiamo formare nella memoria luoghi in cui collocare i cori angelici, i seggi dei beati, dei patriarchi, dei profeti, degli apostoli e dei martiri. Lo stesso si deve fare per il Purgatorio e l’Inferno […che contiene] le immagini di peccatori che vi sono puniti secondo la natura dei loro peccati. Questo tipo di memoria artificiale può essere chiamato il tipo “dantesco” […]. |
Cosmo dantesco |
Romberch non specifica quale tipo di materiale pensa si possa memorizzare nelle immagini delle costellazioni. Considerando la natura prevalentemente teologica e didattica del suo approccio alla memoria, si può congetturare che l’ordine delle costellazioni come sistema di luoghi fosse destinato ai predicatori per ricordare l’ordine dei loro sermoni su vizi e virtù in Inferno e in Paradiso» (ibidem, pp. 107-108)