Vitruvio e Palladio

Il quinto libro del De Architettura di Vitruvio è dedicato alla costruzione del teatro e, seppur privo di illustrazioni, vi si trovano tutte le indicazioni riguardanti la sua corretta collocazione, i principi di armonia e acustica, la proporzione delle parti principali e accessorie dell’edificio e della scena. La ricerca della corretta interpretazione dello schema geometrico descritto da Vitruvio impegnerà, a partire dalla metà del Quattrocento e nel corso di tutto il Rinascimento italiano, i più illustri umanisti, artisti e architetti.

«Il teatro classico, quale è descritto da Vitruvio, riflette le proporzioni del mondo. Le posizioni delle sette corsie nell’auditorium e dei cinque ingressi alla scena sono determinate dai punti di quattro triangoli equilateri inscritti in un cerchio, il cui centro è il centro dell’orchestra, questi triangoli, dice Vitruvio, corrispondono ai trigona che gli astrologi inscrivono entro il circolo dello zodiaco. La forma circolare del teatro riflette così lo zodiaco, e i sette ingressi all’auditorium e i cinque ingressi alla scena corrispondono alle posizioni dei dodici segni e dei quattro triangoli che li collegano. [La scena classica era, dunque, progettata secondo la fabrica mundi perché riflettesse le proporzioni del mondo]

Questa sistemazione si può vedere nella pianta del teatro romano, nel commento a Vitruvio di Daniele Barbaro, pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1556, le cui illustrazioni subirono l’influsso del giovane Palladio. La pianta che Barbaro illustra viene ad essere così, in realtà, la ricostruzione palladiana del teatro romano.

Andrea Palladio
Schema della pianta delle gradinate e della scena del teatro vitruviano.

Qui vediamo quattro triangoli inscritti nel cerchio del teatro. Si può vedere che la base di uno di essi determina la posizione del frons scaenae o retro del palco; il suo vertice è orientato verso la corsia centrale dell’auditorium. Altri sei vertici di triangolo segnano le posizioni delle cinque porte del frons scaenae» (Yates 1972, pp. 157-158).

Teatro Olimpico

Nel 1555, un gruppo di nobili colti, di scrittori e artisti - tra cui Palladio - fondarono l’Accademia Olimpica che poneva, tra i propri obiettivi, la messa in scena di opere teatrali. Costruito dopo la sua morte in uno spazio preesistente - il cosiddetto Palazzo del Territorio - il Teatro Olimpico è l’ultima opera palladiana e una delle sue massime imprese.

«Uno dei punti di partenza per il progetto del Palladio fu la lunga stanza trapezoidale del vecchio edificio, con un muro verso la strada e uno parallelo che venne demolito lasciando soltanto le sezioni corrispondenti alle estremità delle file di posti. Sei metri dietro, costruì il muro della frons scaenae. Il palcoscenico era chiuso a sinistra da una parete preesistente e Palladio aggiunse una nuova parete a destra.

L’altro punto di partenza era la sua idea di pianta degli antichi teatri […]. Conferì coerenza al suo teatro rispettando (in maniera flessibile) Vitruvio: infilò la cavea in un semiellisse per adattarla al sito, pur continuando a fissare la linea del frontescena con un triangolo, ora inscritto all’interno di un’ellisse. […]

Sopra i posti a sedere colloca un colonnato corinzio che, data la scarsità di spazio, nella parte centrale diventa una parete chiusa» (Burns 2008).

Planimetria del piano terreno (disegno Simone Baldissini 2008)

La frons scaenae pensata da Palladio - simile a quella poi realizzata da Vincenzo Scamozzi, il più importante architetto del momento dopo la morte del maestro - prevedeva una sola fuga prospettica centrale e le altre partizioni coperte da tele dipinte.

«La coerenza spaziale era messa in risalto dal palcoscenico con il soffitto a cassettoni. Palladio aveva compreso dalle antiche strutture che la frons scaenae aveva ordini sovrapposti ed era decorata con statue.
Nel Teatro Olimpico non sono imperatori romani o antiche divinità, bensì statue in gesso degli stessi Accademici, vestiti da antichi Romani che recitano in eterno la loro silenziosa parte» (ibidem).

Andrea Palladio
schizzo preparatorio per il prospetto.

Teatro Olimpico, iniziato nel 1580
Vicenza.

Fortunatamente non fu mai rimossa la scenografia prospettica progettata da Scamozzi e realizzata in legno e stucco per la rappresentazione dell'Edipo Re,.
Il Teatro Olimpico fu il primo teatro stabile coperto in Europa.

Vincenzo Scamozzi
Teatro all’Antica, 1590
Sabbioneta, (Mantova).

Nel 1590, dieci anni dopo la morte di Palladio, fu concluso il Teatro di Sabbioneta: il primo “teatro all’antica” stabile costruito ex novo, commissionato a Scamozzi da Vespasiano Gonzaga.

Per approfondimenti relativi al teatro e a Palladio consulta Le forme dei numeri scegliendo dal menù Approfondimenti.