Manifesto Biennale 1948. |
Giovanni Ponti – Biennale 1948A Giovanni Ponti, è intitolato l’Istituto scolastico che festeggia quest’anno il cinquantenario; una buona occasione per ricordarlo nelle vesti di commissario straordinario sia della Mostra del cinema del 1946 che della prima Biennale del dopoguerra, che presiedette poi sino al 1960.
Ingrid Bergman con Giovanni Ponti, Mostra del cinema 1947. A rendere straordinaria la 24. Biennale del 1948 fu soprattutto la rivisitazione delle avanguardie. «Merito dello storico dell’arte Rodolfo Pallucchini che, in quel difficile ’48, si rimboccò le maniche e convinse quindici nazioni a tornare, nonostante tutto. […] Come una macchina del tempo, Pallucchini capisce che per ripartire è necessario recuperare i movimenti artistici passati. Comincia così una rilettura à rebours di quanto è stato nell’arte» (Roddolo 2003). |
Saranno esposti gli impressionisti, ma verrà resa giustizia anche ad artisti, quali Otto Dix o Kokoschka, definiti dal regime nazista “degenerati” per avere introdotto nell’arte un’idea soggettiva e assoluta di libertà. «E questo soggettivismo, che si era espresso con linguaggi estremi e destabilizzanti, appariva inconciliabile e sovversivo rispetto al progetto nazista di ordine e comunità controllata» (Ottani Cavina 2014).
Edouard Manet
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Otto Dix
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La Biennale del 1948 premiò i pittori Georges Braque, Marc Chagall e lo scultore Henry Moore (le cui opere qui di seguito sono puramente esemplificative).
Georges Braque
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Henry Moore
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Marc Chagall
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Tra gli italiani saranno presenti, con le seguenti opere, alcuni degli artisti più rilevanti del secondo dopoguerra. Il gruppo, fondatore del Fronte del nuovo delle Arti, era impegnato in un rinnovamento dell’arte italiana rispondente non solo a necessità estetiche e linguistiche, ma anche etiche e morali.
Mario Deluigi
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Giuseppe Santomaso
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Omaggio a Sara di Deluigi testimoniava le problematiche affrontate dall’artista negli anni ’40, il cosiddetto periodo
fisiologico.
Il dipinto di Santomaso esprimeva le riflessioni formulate nella
campagna veneta, quando l’artista mise a punto una cifra stilistica personale e
riconoscibile, centrata su i valori formali e poetici degli oggetti.
Renato Birolli
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Emilio Vedova
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Trinité sur Mer era una delle 10 opere proposte da Birolli, una delle “visioni
bretoni” che egli realizzò nei suoi soggiorni francesi tra il ’47 e il ’48. Il Guado di Vedova – alla sua prima Biennale, con cinque lavori appartenenti al
periodo “geometrico – esprimeva invece in maniera emblematica il suo vivo
coinvolgimento nelle lacerazioni della guerra e nelle tematiche dell’impegno civile.
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