PIAZZA SAN MARCO
Chiamata piazza e non campo, per renderla unica in Venezia, è stata il palcoscenico sul quale si sono rappresentate le vicende salienti della storia millenaria della città. Completamente cinta da palazzi, tanto da somigliare a un immenso salone marmoreo a cielo aperto, si allunga trapezoidale davanti alla basilica di San Marco che le fa da miracoloso fondale e ne è anche prospetticamente l'assoluta protagonista. Per leggere questo spazio “Si debbono prendere in considerazione, idealmente staccati e, poi, altrettanto idealmente ricomposti, gli elementi semplici di cui è formata l’area marciana, cioè l’insieme degli spazi e degli oggetti architettonici, delle presenze e, talvolta, delle assenze che fan sì che tutto funzioni come una macchina articolata e variata o, se si vuole, come un discorso composto di frasi e di parole, ciascuna delle quali da un lato è portatrice di un proprio e qualificato messaggio ma, dall’altro, condiziona e determina il più generale e variegato significato globale del sistema. Non c’è dubbio che si tratta di ragionare su di un vero e proprio campo storico, ossia su di una stratificazione di tempi e di forme che giungono a noi quali risultato di un lavorìo lungo, ininterrotto anche se discontinuo e talora contraddittorio.” (Romanelli 1996, pag. 57)
I nuovi edifici eretti prima della renovatio urbis promossa dal doge Andrea Gritti.
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Le Procuratie, entro il 1500, furono ricostruite fino al primo piano dall’architetto che, per il suo progetto, trasse ispirazione dalla tradizione veneto-bizantina: portici al piano terreno e loggiato al piano nobile. Creò così un edificio con un doppio ordine di aperture a tutto sesto, che poggia su un porticato di 50 arcate destinato a botteghe. Successivamente, per opera dei Bon, le Procuratie vennero innalzate di un piano, a coronamento del quale 100 piccoli oculi e una bianca merlatura conferiscono all'insieme una valenza pittorica. |
Mauro Codussi o Antonio Abbondi detto Scarpagnino
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Rilievo parziale del prospetto
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Progettata da Codussi per alloggiare i meccanismi dell’orologio, si adatta perfettamente alla vicina basilica grazie alla policromia degli smalti e degli ori che la abbelliscono. Il corpo turrito, controllato da precisi rapporti proporzionali, digrada progressivamente in altezza. Le ali laterali furono aggiunte, agli inizi del '500, da Pietro Lombardo e sopraelevate poi, nel '700, da Giorgio Massari. Sulla terrazza della Torre due “mori” battono la campana scandendo il tempo della città; nella terrazza semicircolare i re magi e l'angelo, animati da un fantastico congegno, rendono omaggio alla Vergine; il grandioso quadrante, complesso meccanismo di orologeria, indica le fasi lunari e solari in corrispondenza dei segni zodiacali. La Torre segnala e introduce, quasi fosse una porta urbana, l'arteria commerciale più antica e significativa della città, le Mercerie, la via più diretta da San Marco a Rialto. |
Mauro Codussi, Pietro Lombardo
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Rilievo del prospetto
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La renovatio urbis cinquecentesca va ricondotta agli eventi politici di quegli anni:
Alla Repubblica, ritenendosi l’ultima e legittima discendente dell’Urbe, non rimaneva che autocelebrarsi come nuova Roma e il progetto trova maggiore impulso nel 1527 quando la Città Eterna viene saccheggiata dai mercenari di Carlo V. Non è quindi una coincidenza che venga nominato proto Jacopo Sansovino, l’architetto proveniente da Roma, profondo conoscitore delle “regole degli antichi” cui sarà demandato il rinnovamento del linguaggio architettonico della Serenissima. La sua reinterpretazione “all’antica” dell’area marciana prende avvio nel 1536 e, dopo il completamento delle Procuratie Vecchie, l’architetto elaborò un progetto di ristrutturazione della piazza trasformandola, da spazio ancora gotico, in un magnifico esempio di classicità romana che ben si integra con le prestigiose preesistenze dai tratti bizantini. Per esaltarne l'ampiezza arretrò l’ala che si addossava al campanile conferendole così una forma trapezoidale e previde la costruzione delle Procuratie Nuove. |
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Planimetria della piazza e visualizzazione degli assi più importanti. |
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Nel 1535 Sansovino progetta la sua prima grande architettura pubblica: la Zecca. L’austera e poderosa facciata prospiciente il molo è fortemente marcata dalle semicolonne bugnate. Il palazzo, originariamente a due piani, fu successivamente sopraelevato dallo stesso Sansovino. La Zecca operava a San Marco già nel 1277 coniando diversi tipi di monete. |
Jacopo Sansovino
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Particolare prospetto. |
Di fronte a Palazzo Ducale sorge la Libreria Marciana realizzata allo scopo di custodire i preziosi codici donati alla Repubblica dal cardinale Bessarione, patriarca di Costantinopoli.
Sansovino risponde alla fastosa presenza di Palazzo Ducale riprendendo il motivo tipico dell'architettura veneziana con portico e loggiato, ma conclude la costruzione con un coronamento a balaustra di ispirazione classica, ornato da obelischi e da venticinque statue di eroi e di dèi: gli stessi dèi, consiglieri e compagni, che la Roma repubblicana aveva collocato sull’omonimo portico del Foro. L'imponenza delle masse architettoniche si alleggerisce nell'uso dei vuoti e dei pieni delle strutture.creando una vibrazione chiaroscurale.
L’edificio diventerà il modello per le Procuratie Nuove.
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Jacopo Sansovino
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La loggetta, piccola e preziosa architettura antistante la "Porta Grande" di Palazzo Ducale, fu progettata da Sansovino con lo scopo di sfumare il netto contrasto tra l'accentuata verticalità del campanile e l'andamento orizzontale della Libreria. Il ricco apparato decorativo a marmi policromi simboleggia, nei rilievi marmorei raffiguranti l'Allegoria del Buon Governo, quell'idea di repubblica perfetta che Venezia aveva di se stessa. E all’allegoria dello stato come giustizia sono associate quelle dei domini e dei regni che gli appartengono. La diretta corrispondenza visiva tra la Loggetta, che riprende lo schema dell’arco trionfale a tre fornici, e la Scala dei Giganti, cui Sansovino affiancherà le statue di Marte e Nettuno (1566) evocazioni simboliche della potenza militare e marittima dello Stato, viene a individuare un nuovo percorso trionfale.
Jacopo Sansovino
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Veduta. |
Scala dei Giganti. |
Veduta. |
Il progetto di Sansovino diede l’impronta alle costruzioni successive.
Le Procuratie Nuove sorsero sull'area liberatasi dopo l'abbattimento dell'antico Ospizio Orseolo e delle altre costruzioni addossate al campanile. Suddivise in nove appartamenti, destinati ai nove Procuratori di San Marco, furono in seguito adibite da Napoleone a Palazzo Reale. Scamozzi, seguendo lo stile classicheggiante della Libreria, ne costruì le prime dieci arcate, il resto fu portato a termine da Longhena.
Sotto i suoi portici si trova il Caffè Florian, aperto nel 1720 come rinomata bottega del caffè e chiamato "Venezia trionfante". Ben presto però divenne noto esclusivamente col nome derivatogli dal suo primo conduttore, Floriano Francesconi.
Vincenzo Scamozzi
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Vincenzo Scamozzi
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Chiude la piazza l'Ala Napoleonica sorta dopo l'abbattimento della chiesa di San Geminiano, costruzione cinquecentesca del Sansovino il cui profilo è inciso su una targa infissa nel pavimento sotto il portico centrale. L'intento di Napoleone era di conferire fasto e dignità regale alle Procuratie, dichiarate Palazzo della Corona nel 1807, in contrapposizione a Palazzo Ducale. Poiché la nuova opera, costruita per creare uno scalone d'accesso a Palazzo Reale e una sala da ballo, presentava un grave errore di progettazione, dovette essere demolita assieme ad una parte delle Procuratie Nuove e Vecchie. L'incarico di risolvere lo spinoso problema fu affidato all'architetto Soli, che si trasse d'impaccio innalzando un edificio di gusto neoclassico, seguendo l'esempio architettonico delle Procuratie Nuove, cui aggiunse un attico ornato da statue di imperatori romani e da figure mitologiche e allegoriche.
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Antolini, Soli, Santi
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Canaletto
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La facciata di San Geminiano
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La costruzione che ospitava i Canonici di san Marco fu demolita per erigere il neoclassico edificio con il duplice scopo di dare una nuova sede al patriarca, trasferitosi da San Pietro di Castello a San Marco divenuta cattedrale, e di conferire un assetto decoroso alla piazzetta, detta “dei leoncini” dai due leoni di marmo rosso di Verona che la adornavano dal ‘700. Il pozzo era uno dei maggiori ad uso pubblico della città, che nel '700 ne contava più di 157.
Lorenzo Santi
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Canaletto
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