IL TELERO - telaio di legno sul quale veniva montata una tela di lino o di canapa

Alla fine del Quattrocento i pittori veneziani adottarono per le opere di grandi dimensioni questo supporto che, rispetto all’affresco, presentava molti vantaggi:

  • La superficie più elastica, rispetto al muro, più resistente al logorio del tempo e ai danni dell’umidità.
  • La maggiore comodità dell’esecuzione. Il pittore poteva infatti dipingere nella propria bottega e non doveva lavorare velocemente sulla preparazione come per l’affresco.
  • La possibilità di sperimentare la tecnica a olio, prima di allora praticata solo su tavola, che permetteva di raggiungere effetti di luminosità inediti.

Gentile Bellini e Vittore Carpaccio, tra i più autorevoli “pittori di cerimonia”, con le loro opere inventarono la “pittura urbana” ponendo le basi del vedutismo veneziano.

Vittore Carpaccio
Sant'Agostino nello studio, 1503
Venezia, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni.

Cosa narravano?

Pur essendo opere in prevalenza di soggetto religioso, la destinazione fondamentalmente laica, spiega la particolare vivacità narrativa delle immagini, l’abbondanza di particolari topografici riconoscibili e inseriti per dare maggiore concretezza alle scene rappresentate, la volontà di attualizzare la storia sacra inserendo ritratti e personaggi in costumi contemporanei. E quei veneziani del passato sfilano davanti ai nostri occhi orgogliosi e soddisfatti per essere presenti all’evento miracoloso.

A chi si rivolgevano?

Anche nel più semplice dei devoti poteva stabilirsi un ponte tra realtà e immaginazione, fondato sul riconoscimento o sull’allusione a paesaggi e architetture familiari, scenari entro i quali trovano posto i miracolosi eventi o i personaggi sacri. Questa rappresentazione di Venezia, identificabile senza mediazioni, coinvolgeva immediatamente lo spettatore.

Dove erano collocati?

Venivano disposti in progressione lungo le pareti di ambienti rettangolari e questo giustifica, in alcuni casi, la mancanza di un’accurata ricerca di profondità spaziale, l’aspetto in parte bidimensionale favoriva la loro lettura lineare.