IL TELERO - telaio di legno sul quale veniva montata una tela di lino o di canapa
Alla fine del Quattrocento i pittori veneziani adottarono per le opere di grandi dimensioni questo supporto che, rispetto all’affresco, presentava molti vantaggi:
- La superficie più elastica, rispetto al muro, più resistente al logorio del tempo e ai danni dell’umidità.
- La maggiore comodità dell’esecuzione. Il pittore poteva infatti dipingere nella propria bottega e non doveva lavorare velocemente sulla preparazione come per l’affresco.
- La possibilità di sperimentare la tecnica a olio, prima di allora praticata solo su tavola, che permetteva di raggiungere effetti di luminosità inediti.
Gentile Bellini e Vittore Carpaccio, tra i più autorevoli “pittori di cerimonia”, con le loro opere inventarono la “pittura urbana” ponendo le basi del vedutismo veneziano.
|
Vittore Carpaccio
|
Cosa narravano?
Pur essendo opere in prevalenza di soggetto religioso, la destinazione fondamentalmente laica, spiega la particolare vivacità narrativa delle immagini, l’abbondanza di particolari topografici riconoscibili e inseriti per dare maggiore concretezza alle scene rappresentate, la volontà di attualizzare la storia sacra inserendo ritratti e personaggi in costumi contemporanei. E quei veneziani del passato sfilano davanti ai nostri occhi orgogliosi e soddisfatti per essere presenti all’evento miracoloso.
A chi si rivolgevano?
Anche nel più semplice dei devoti poteva stabilirsi un ponte tra realtà e immaginazione, fondato sul riconoscimento o sull’allusione a paesaggi e architetture familiari, scenari entro i quali trovano posto i miracolosi eventi o i personaggi sacri. Questa rappresentazione di Venezia, identificabile senza mediazioni, coinvolgeva immediatamente lo spettatore.
Dove erano collocati?
Venivano disposti in progressione lungo le pareti di ambienti rettangolari e questo giustifica, in alcuni casi, la mancanza di un’accurata ricerca di profondità spaziale, l’aspetto in parte bidimensionale favoriva la loro lettura lineare.