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L’amore vince sulla guerra.
Venere vestita e serena è contrapposta a Marte nudo e stanco.
Gli amorini giocano con i simboli di Marte che sono: la spada, l’armatura e l’elmo. nf
Sandro Botticelli
Venere e Marte, 1483 ca.
Tempera su tavola, 69-173 cm
Londra, National Gallery
La love story mitologica fra il dio della guerra e la dea dell’amore era un tema assai caro ai pittori dell’epoca. Secondo Ernst Gombrich (1905) l'elaborazione sul tema fatta da Botticelli era probabilmente destinata a decorare una camera nuziale. E i committenti furono probabilmente i Vespucci: lo fa pensare il nido di vespe vicino alla testa di Marte, che sarebbe un riferimento alla famiglia fiorentina.
Marte addormentato e l'elegante Venere sono distesi su un prato con cespugli di mirto, pianta sacra a Venere. Intorno, dei satirelli giocano con le armi del dio dormiente.
Secondo molti studiosi, Venere e Marte è più di un semplice omaggio alla mitologia e all’amore: la tavola risentirebbe del clima umanistico e delle teorie neoplatoniche che si erano sviluppate nella Firenze medicea. Così l’immagine sarebbe una rappresentazione allegorica dell’"armonia degli opposti", cioè tra concordia e discordia, secondo la celebre teoria di Pico della Mirandola: ovvero il dominio, la vittoria di Venere (l’amore) su Marte (la guerra).
Ronald Lightbown (1989) interpreta il tema come una lode nuziale: la forza, il potere della bellezza femminile sulla più marziale natura maschile.
(Scheda estratta da Cd’Art - Botticelli,)