Tabella - guida alla legge del CONTRAPPASSO nell'Inferno di Dante:

le parole dantesche "creano"  delle immagini che ci ritraggono personaggi che si fissano nella nostra memoria, l'immaginazione appunto. 

L’INFERNO di Dante e i vizi

Dante scrive nel Convivio che esistono undici virtù morali che sono contrastate dai vizi che si esprimono, peccando, per “troppo” o “poco” di vigore. Distingue poi alcuni vizi che sono connaturati, per esempio l’ira, e altri che sono portati dall’abitudine, per esempio l’intemperanza.

Tutta la Divina Commedia, comunque, è improntata sulla distinzione tra i sette vizi capitali e le sette virtù.

DIVINA COMMEDIA – INFERNO 1

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

3

 

 

IGNAVIA

 

Punti a sangue da mosconi e vespe, seguono in folla un’insegna che si muove velocemente in giro.

 

·          Per contrasto: non seguirono alcun ideale, ora seguono un’insegna qualsiasi; non sentivano alcuno stimolo nobile, ora sono stimolati da insetti.

·          Per analogia: evitarono scelte per paura di mettersi in mostra, ora sono folla anonima, disdegnata e dimenticata.

 

 

4

 

 

 

Mancanza di battesimo o di fede in Cristo venturo (Limbo)

 

Desiderio inappagabile della vista di Dio.

 

Sono stati privi in vita della verità e della fede. Sono privi ora della luce divina.

 

5

 

 

LUSSURIA

 

Sono trasportati disordinatamente da un vento impetuoso che li fa volare  senza posa.

 

 

Si lasciarono trasportare dalla bufera dei sensi, sono ora trasportati da quella infernale.

 

6

 

 

GOLA

 

Sommersi nel fango sono battuti dalla pioggia sudicia, maledetta, fredda e greve; questi dannati sono assordati e graffiati da Cerbero.

 

 

Vollero soddisfare il gusto, ora sono afflitti dalla pena più disgustosa; vollero saziare la gola di bevande raffinate, ora sono disgustati dall’”acqua tinta”. In quanto avidi ora sono preda dell’avidità di Cerbero.

Sono messi alla prova nei 5 sensi:

·          l’olfatto per il puzzo

·          l’udito per i latrati

·          la vista per l’aspetto grigio

·          il tatto per la pioggia

·          il gusto per la monotonia rispetto alla varietà dei cibi.

 

DIVINA COMMEDIA – INFERNO 2

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

7

 

 

AVARIZIA

e

PRODIGALITA’

(Mancanza di misura nello spendere)

 

 

Divisi in due schiere (gli avari da una parte, i prodighi dall’altra) rotolano massi spingendoli col petto con una fatica inutile. Cozzano alla fine del loro percorso a semicerchio, si rinfacciano reciprocamente il loro peccato  e ritornano indietro fino a scontrarsi dalla parte opposta, senza posa.

 

In vita fecero la fatica inutile di accumulare o sperperare ricchezze, ora perpetuano tale vano  sforzo. Mentre da vivi nascondevano la loro colpa ora se la rinfacciano gridando. La loro smania di ricchezza li rese privi di conoscenza, ora sono irriconoscibili.

 

7

(continuazione)

 

8

 

 

IRA

e

ACCIDIA

 

La schiera degli iracondi si nota facilmente, mentre gli accidiosi sono sommersi e quindi non si possono distinguere.

 

Sono immersi tra i fumi della palude Stigia, dove una fonte bollente  scarica le sue acque. I dannati confondono tra quei vapori i “fumi” dell’ira: sono anime nude, fangose, corrucciate e si percuotono selvaggiamente a vicenda.

L’ira si manifesta in diversi modi, infatti può essere:

acuta = vistosa

amara = covata crucciosamente

difficile = tesa alla vendetta

Gli accidiosi in vita furono “tristi” e quindi incapaci di ogni giusto sdegno.

 

 

9 - 10 - 11

 

 

 

ERESIA

 

Giacciono dentro arche (tombe) infuocate. Sono puniti col fuoco come fu in vita con il rogo. Sono nei sepolcri perchè morti rispetto alla fede.

 

 

Il fuoco che li fa soffrire richiama la tragica ed effimera luce delle dottrine che seguirono.

L’eresia, essendo cecità dell’intelletto, ora li rende parzialmente ciechi: conoscono il futuro ma non il presente. Dopo il giudizio finale la cecità sarà assoluta.

 

 DIVINA COMMEDIA – INFERNO 3

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

12

 

 

 

VIOLENZA 

contro il prossimo

 

nella PERSONE

e

nelle COSE

 

 

Sono immersi in un fiume di sangue bollente (Flegetonte) e subiscono violenza dai Centauri, armati di saette, che impediscono loro di uscire.

 

 

Si macchiarono di sangue e usarono violenza in vita contro gli altri, ora subiscono le stesse condizioni. I centauri, metà uomini e metà cavalli, simboleggiano la violenza bestiale procurata dagli uomini.

 

 

13

 

 

VIOLENZA

contro se stessi

 

nella PERSONA (suicidi)

e

nelle COSE (scialacquatori)

 

 

I suicidi compongono un bosco privo di sentieri con alberi foschi dai rami nodosi e contorti, irti di spini velenosi. La “forma vegetale” (alberi), nasconde le anime che rimangono “vive” emettendo sangue e grida di dolore se qualche loro ramo viene strappato o quando le ripugnanti Arpie si cibano delle foglie.

Gli scialacquatori sono straziati da nere cagne.

 

 

I suicidi in vita si sono strappati all’esistenza, ora sono “fissati” nella forma vegetale inferiore a quella umana.(Sono gli unici dannati che, dopo il Giudizio, non riavranno il loro corpo, ma lo trascineranno e lo appenderanno all’albero, come muto ed eterno rimprovero).

Gli scialacquatori fecero strazio dei loro beni, ora, nonostante cerchino di nascondersi fra i cespugli e gli alberi del bosco, sono raggiunti da una muta di cagne nere che li straziano.

 

 

14- 15 - 16 -17

 

 

VIOLENZA

contro Dio

 

nella PERSONA(bestemmia)

 

nella NATURA (sodomiti)

 

nell’ARTE (usurai)

 

In una landa sabbiosa e deserta le anime nude e sofferenti giacciono delle anime supine (bestemmiatori) o rannicchiate (usurai), altre, le più numerose, sono in corsa incessante (sodomiti) sotto una pioggia di fuoco che li tormenta e raddoppia la sofferenza in quanto anche la sabbia si riscalda.

 

 

L’ardore della violenza contro Dio porta le anime a subire ora il fuoco. Anche la punizione contro Sodoma e Gomorra richiamava il fuoco.

Gli usurai furono inoperosi e inerti nella vita, seduti ai loro banchi di cambio, ora rimangono come accoccolati esposti alla pioggia di fuoco. Sono in continuo movimento con le mani per ripararsi dal fuoco ( come fanno i cani per liberarsi dalle pulci e dai tafani), loro che in vita non svolsero un vero lavoro.

DIVINA COMMEDIA – INFERNO 4

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

17 (continuazione)

 

 

 

Alcuni portano appesa al collo un borsa con lo

stemma (della famiglia o del “banco”) guardandola avidamente.

Risultano peraltro irriconoscibili, come gli avari e i prodighi.

 

 

 

18

 

FRODE SEMPLICE

 

SEDUZIONE ( bolgia I )

 

ADULAZIONE ( bolgia II )

 

I bolgia: si punisce la seduzione

per conto di altri ( ruffiani ) e

per conto proprio ( seduttori ).

I dannati sono divisi in due schiere e vengono sferzati da dei diavoli con corna.

II bolgia: si punisce l’adulazione; le anime sono immerse nello sterco umano.

 

I seduttori trovarono soddisfazione nei piaceri carnali, ora le loro carni sono piagate.

Gli adulatori esercitarono la lode oltre misura; tale comportamento li portò alla degradazione al punto da porsi tra i rifiuti umani; ora sono costretti a stare tra la materia considerata la più vile e umiliante: lo sterco.

 

 

19

 

 

 

 

FRODE SEMPLICE

 

SIMONIA ( bolgia III )

 

III bolgia: si condanna la simonia, il comportamento degli “uomini di Chiesa” che lucrarono sui beni spirituali: capovolsero le leggi della Chiesa, si schierarono contro lo Spirito Santo, cercarono di “imborsare” denaro e dimenticarono di guidare i fedeli e di ammonirli quando era necessario.

 

 

I simoniaci sono conficcati  a testa in giù dentro delle buche infuocate, con i piedi da cui si alzano delle fiamme. Sono, in sostanza, capovolti (come loro capovolsero le leggi), imborsati (cioè dentro la bolgia), le fiamme ai piedi ricordano un’aureola al contrario e rimandano alle fiamme dello Spirito Santo che brillavano sulla testa degli Apostoli nella Pentecoste; infine sono ammoniti da un laico.

 

   DIVINA COMMEDIA – INFERNO 5

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

20

 

 

FRODE SEMPLICE

 

DIVINAZIONE ( bolgia IV )

 

 

IV bolgia: si condannano gli indovini che vollero predire il futuro, guardando troppo avanti nel tempo, esprimendo con le parole “cose” inventate e menzognere.

 

 

Con il collo torto e con il volto deturpato sono costretti a guardare e a camminare all’indietro; a questo si aggiunge la condanna d’essere muti.

 

21 - 22

 

 

FRODE SEMPLICE

 

BARATTERIA ( bolgia V )

 

 

V bolgia: si condannano coloro che truffarono approfittando delle cariche pubbliche per guadagni personali, usando in modo illecito il denaro pubblico-comune.

 

 

I barattieri sono immersi nella pece bollente, che ricorda il loro lasciarsi invischiare in traffici illeciti; una schiera di diavoli ingannatori e maligni, con ali di pipistrello,      (i Malebranche), che si esprimono con linguaggio triviale, li tiene a bada.

 

 

23

 

 

FRODE SEMPLICE

 

IPOCRISIA ( bolgia VI )

 

 

VI bolgia: si condannano coloro che nascosero, con intenzione, i propri veri sentimenti e propositi ammantandosi di un comportamento amabile .

 

 

Gli ipocriti sono costretti a camminare appesantiti da delle cappe di piombo, dorate esternamente. Sono mascherati così come in vita mascherarono la verità. A centro della Bolgia il sacerdote Caifa, che fece condannare Gesù calpestando la verità, si presenta ora nudo e calpestato dagli ipocriti che gli passano sopra lentamente. La stessa pena la subiscono tutti gli altri membri del Sinedrio.

 

 

24 - 25

 

 

FRODE SEMPLICE

 

FURTO ( bolgia VII )

 

 

VII bolgia: si condannano i ladri che si dividono in tre categorie, corrispondenti a tre tipi di trasformazioni. In vita i ladri sono stati insidiosi come i serpenti e furono lesti di mano.

 

In un terribile groviglio di serpenti, delle specie più strane e paurose, corrono nudi il ladri che hanno le mani aggrovigliate dai serpenti dietro la schiena. I serpenti li mordono e provocano le seguenti trasformazioni:

DIVINA COMMEDIA – INFERNO 6

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

25

(continuazione)

 

 

FRODE SEMPLICE

 

FURTO ( bolgia VII )

 

 

 

Il dannato

  1. cade incenerito per poi riprendere l’aspetto umano;
  2. si fonde con il serpente che l’ ha morso, diventando un “essere mostruoso”.
  3. Si trasforma in serpente, mentre il serpente assume sembianze umane: da ciò si capisce che anche i serpenti sono anime di ladri.

Il demonio che li ha in custodia, Caco, ha dietro alla testa un drago che vomita fiamme (egli che fu ladro delle giovenche di Ercole sull’Aventino).

 

 

26 - 27

 

 

FRODE SEMPLICE

 

CONSIGLIERI

FRAUDOLENTI

            ( bolgia VIII )

 

 

VIII bolgia: si condannano coloro che ingannarono con “mali consigli” usando con facilità e impropriamente la lingua, portando tormento a chi cadeva nei loro tranelli.

 

Questi dannati sono avvolti in lingue di fiamma che provocano loro tormenti continui, così come fecero loro in vita. Sono costretti alla estrema fatica di tradurre in parole le vibrazioni della “lingua di fiamma”.

(Fra di loro si distingue la lingua biforcuta che cattura insieme Ulisse e Diomede).

 

 

28

 

 

FRODE SEMPLICE

 

SEMINATORI

DI DISCORDIE

           ( bolgia IX)

 

 

IX bolgia: si condannano coloro che seminarono discordie di vario tipo: religiose, politiche, famigliari. Il loro operato portò a divisioni di comunità di fedeli, famiglie e popolazioni.

 

Sono detti “smozzicati” perché come in vita divisero ora sono crudelmente divisi e tagliati, con una spada, da un diavolo che li colpisce quando gli passano davanti: la violenza del colpo è proporzionale alla gravità della colpa.

 

 DIVINA COMMEDIA – INFERNO 7

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

29 - 30

 

 

FRODE

 

FALSARI

FALSIFICATORI

           ( bolgia X )

 

X bolgia: si condannano i falsificatori di metalli ( canto 29 ) e anche quelli di persone, monete, parole ( canto 30 ).

 

Come in vita alterarono la realtà, così ora hanno l’aspetto trasformato da malattie deturpanti; in particolare gli alchimisti  sono coperti di lebbra o scabbia e quindi costretti a grattarsi non riuscendo però a procurarsi alcun sollievo: la loro è una inutile fatica, come quella esercitata sulla terra.

 

 

31

 

 

FRODE

 

POZZO DEI GIGANTI

 

Si incontrano sei giganti, alti come torri, che sono sul fondo di Cocito ed emergono dall’ombelico in su. Forti della loro possanza fisica, rappresentano l’orgoglio di innalzarsi contro Dio che li aveva privilegiati.

 

Si trovano nel profondo inferno, loro che avevano voluto innalzarsi al Cielo: sono ridotti ad una brutale massa di carne.

I loro nomi sono: Nembrot, Fialte, Briareo, Anteo, Tizio, Tifo (o Tifeo).

 

 

32 - 33

 

 

TRADIMENTO

 

Verso i PARENTI

 

 

Verso la PATRIA

 

 

Verso i COMMENSALI

 

 

 

 

 

I zona: Caina. I dannati, che tradirono i parenti, sono immersi nel ghiaccio fino al collo, con il volto rivolto in basso.

II zona: Antenóra. I traditori della Patria sono conficcati nel ghiaccio fino a  metà testa, con il volto rivolto verso l’alto.

III zona: Tolomea. Questi traditori degli amici e commensali hanno gli occhi rivolti in alto e le loro lagrime si gelano e in questo modo bloccano ogni espressione. Il silenzio è assoluto.

 

 

Questi diversi tipi di traditori si distinsero in vita per il gelo del loro cuore che non permise l’espressione di alcuna forma di umanità.

 

Si distinguono fra loro per il diverso grado di immersione nella distesa di ghiaccio dalla quale spicca la mostruosa figura di Lucifero,chiamato anche Belzebù.

La legge del contrappasso assume in lui una forma di estrema esasperazione, sia per somiglianza alla colpa, sia per contrapposizione.

DIVINA COMMEDIA – INFERNO 8

 

CANTO

 

 

COLPA

 

PENA

 

CONTRAPPASSO

 

33

continuazione

 

 

 

 

 

 

 34

di LUCIFERO

 

TRADIMENTO

 

verso i BENEFATTORI

e

dell’AUTORITÀ DIVINA

                          e UMANA

 

 

IV zona: Giudecca. I dannati sono immersi totalmente nel ghiaccio a significare la loro assoluta mancanza di umanità.

 

Lucifero volle essere come Dio e ora si trova ad avere un’unica testa con tre facce ma è un ammasso di materia, una figura mostruosa, meccanica, macchinosa .

Le sue facce sono: al centro rossa, la destra gialla, la sinistra nera.

Sotto ogni testa escono due ali simili a quelle del pipistrello, proporzionate alla smisurata altezza del diavolo: si muovono provocando il vento che gela tutto il Cocito.

Dante ci presenta un Lucifero che piange da sei occhi e che dai tre menti fa uscire una bava sanguigna.

Ogni bocca trattiene e mastica un peccatore: Caino è in quella centrale,

Bruto in quella a Sinistra e

Cassio in quella di destra.

 

 

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