LE ALLEGORIE DEI VIZI E DELLE VIRTÙ  nella Cappella degli Scrovegni a Padova


Le virtù
conducono verso la schiera dei beati e sono nell’ordine, dall’abside:

PRUDENZA

FORTEZZA

TEMPERANZA                                     

GIUSTIZIA

FEDE

CARITÀ

SPERANZA


I vizi
portano al regno dei dannati e sono nell’ordine, dall’abside:

STOLTEZZA

INCOSTANZA

IRA

INGIUSTIZIA

INFEDELTÀ

INVIDIA

DISPERAZIONE

 

 

La Cappella degli Scrovegni a Padova, dedicata a Maria Vergine dell’Annunciazione e della Carità, fu consacrata il 25 marzo 1305. Le cronache informano che fin dal 1272 nell’Arena si svolgeva il 25 marzo una sacra rappresentazione sul tema dell’Annunciazione e infatti gli stessi affreschi di Giotto esaltano quel mistero come centrale per la storia della redenzione. Si ricorda che una solenne processione partì dal centro cittadino, dal Palazzo della Ragione, in occasione del rito solenne di consacrazione della  nuova cappella intitolata alla Vergine.

L’intero ciclo pittorico della Cappella va letto nella complessità delle scene di vita sacra legate a Maria, a Cristo, all’Annunciazione e al Giudizio finale.

 

L'abside, rivolto come tradizione a oriente, ci presenta l'Annunciazione (l’alfa, il sorgere del sole, della salvezza), mentre  la facciata a occidente ci pone di fronte al Giudizio universale (l’omega, il calare del sole,  il Cristo come Carità giudicante).

 

Significative e complementari all'intero ciclo di affreschi risultano le figure allegoriche che Giotto dipinse nel quarto registro, quello più basso, che presentano in sequenza i vizi, nella parete a sinistra, e le virtù in quella a destra.

La tradizione che vuole che lo stesso Dante, amico di Giotto, abbia fatto visita al pittore mentre affrescava la Cappella, dandogli dei suggerimenti (per gli approfondimenti si rimanda alla bibliografia).

Ed è proprio al giudizio universale che sono orientate le 14 figure allegoriche: 7 vizi e 7 virtù. È come se quelle immagini volessero accompagnare, con il loro profondo significato, il percorso verso l’uscita di chi entrava, ed entra ancora oggi, in quella chiesetta.

Ponendo attenzione alla maestosa scena che ritrae Cristo in gloria, fra le schiere degli angeli, è evidentissima la partizione tra i “dannati “e i “beati”.

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