Le allegorie di Cesare Ripa
esprimono qualità, affetti, passioni, vizi e virtù attraverso i
tratti esteriori e “accidentali” della figura umana: posizioni del corpo,
espressioni del volto, ornamenti, abbigliamento, simboli, attributi, colori,
descritti nei testi che accompagnano le stampe e permettono di leggere nei tratti
fisici umani le diverse caratteristiche morali.
C’è da annotare che
l’intera opera, organizzata in ordine alfabetico, risente e interpreta il
gusto artistico e la cultura della Controriforma.
CESARE RIPA
(Perugia 1555-1560, Roma 1625)
Le notizie sulla vita di Cesare Ripa sono scarse, di lui si sa che da giovane fu
alle dipendenze del cardinale Antonio Maria Salviati a Roma dove venne a
contatto con antiquari e umanisti; mantenne però forti legami con gli ambienti
accademici di Perugia (Accademia degli Insensati) e di Siena (Accademia degli
Intronati).
Cesare Ripa scrisse un’unica opera, l’Iconologia,
edita per la prima volta a Roma nel 1593, senza illustrazioni; fu poi
ripubblicata, sempre a Roma, nel 1603, corredata di molte xilografie, che si
ritengono derivate in buona parte dai disegni di Giuseppe Cesari, detto il
Cavalier d’Arpino, famoso pittore contemporaneo. L’opera fu poi ampliata
dall’autore e ristampata a Padova nel 1611 e nel 1618; a Siena nel 1613 e a
Parma nel 1620 in tre volumi. Postume seguirono numerosissime altre edizioni fra
le quali si ricorda quella in cinque
volumi, uscita a Perugia nel 1764-1767 “notabilmente accresciuta d’immagini
e di annotazioni e di fatti dall’abate Cesare Orlandi”. L’opera ebbe poi
così successo in tutta Europa che contò molte traduzioni in inglese, tedesco,
francese, olandese. Di solito si fa riferimento all’edizione padovana del
1618.
L’iconologia in sintesi si può ritenere un repertorio di soggetti
allegorici: l’intento era quello di “figurare” con i simboli “tutto
quello che può cadere in pensiero umano” e perciò è stata anche definita
come una sorta di “bibbia dei simboli”. L’autore intendeva rivolgersi a
varie categorie di artisti, secondo la logica dell’ ut
pictura poësis (“La poesia è come la pittura” – definizione tratta
dall’Ars poetica di Orazio) come si
deduce dal sottotitolo: Iconologia, overo
descrizzione dell’immagini universali cavate dall’antichità e da altri
luoghi […] opera non meno utile che necessaria a’ poeti, pittori e scultori,
per rappresentare le virtù, vizi, affetti e passioni umane. All’epoca
infatti si riteneva che la pittura fosse poesia muta e la poesia fosse pittura
parlante, secondo un detto di Simonide di Ceo, riferito da Plutarco.
Confronta
le ALLEGORIE DI GIOTTO alla Cappella degli Scrovegni di Padova
Confronta
le ALLEGORIE di GIOVANNI BELLINI conservate alle Gallerie dell' Accademia di
Venezia.